L’Arabia Saudita potrebbe concludere a breve un importante accordo militare con l’Ucraina. Secondo fonti dell’industria della difesa ucraina citate dal Kyiv Independent, Riyadh avrebbe addirittura già firmato un contratto per l’acquisto di missili intercettori prodotti in Ucraina e starebbe negoziando un ulteriore “maxi accordo” che potrebbe essere finalizzato già nei prossimi giorni.
Le trattative si inseriscono in un contesto di crescente tensione in Medio Oriente, che sta portando al riarmo di diversi Stati del Golfo. L’interesse di questi ultimi per le tecnologie ucraine nasce soprattutto dal problema, sempre più evidente, dell’efficacia economica dei sistemi di difesa aerea tradizionali contro i droni a basso costo.
Molti Paesi della regione si affidano a sistemi avanzati come il MIM-104 Patriot statunitense o il THAAD, oltre a batterie sudcoreane KM-SAM Cheongung II. Israele, invece, basa gran parte della propria difesa sul sistema Iron Dome.
Il problema è che le munizioni di questi sistemi sono estremamente costose: ogni intercettore può costare milioni di dollari. Al contrario, i droni kamikaze della famiglia Shahed, impiegati in grandi quantità dall’Iran e dalla Russia, costano solo alcune decine di migliaia di dollari. Questo squilibrio rende difficile sostenere a lungo una difesa basata esclusivamente su sistemi ad alta tecnologia.
Proprio per questo motivo, Kyiv punta a promuovere i propri droni intercettori a basso costo, sviluppati durante oltre due anni di guerra contro la Russia.
“L’Ucraina non ha mai avuto così tanti missili per respingere gli attacchi. Solo negli ultimi tre giorni ne sono stati utilizzati più di 800”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante un briefing del 5 marzo, sottolineando l’intensità degli attacchi aerei russi.
Secondo Zelensky, Washington avrebbe anche chiesto a Kyiv di contribuire alla difesa contro i droni Shahed in Medio Oriente. Il presidente ucraino ha quindi ordinato di fornire i mezzi necessari e di inviare specialisti in grado di assistere i partner regionali.
Tre squadre di esperti militari saranno dispiegate rispettivamente in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, con l’obiettivo di condividere l’esperienza ucraina nella difesa contro i droni kamikaze. Infatti, anche il know-how accumulato dall’Ucraina nella neutralizzazione degli attacchi con droni russi risulta essenziale per i Paesi arabi.
Secondo il comandante in capo delle forze armate ucraine Oleksandr Syrskyi, solo nell’ultimo mese i droni intercettori ucraini hanno effettuato quasi 6.300 missioni, distruggendo oltre 1.500 velivoli senza pilota russi di diversi tipi.
Il presidente ucraino ha sottolineato che Kyiv possiede oggi l’esperienza più avanzata nel contrasto agli attacchi massicci con droni Shahed. “Tutti capiscono che l’unica vera esperienza nel respingere questi attacchi su larga scala proviene oggi dall’Ucraina”, ha affermato.
Dietro l’apertura dell’Ucraina alla cooperazione con i Paesi del Golfo vi sono anche interessi strategici diretti. Kyiv spera infatti di ottenere in cambio missili intercettori PAC-2 e PAC-3, utilizzati nei sistemi Patriot, attualmente in scarsa disponibilità a causa dell’elevato consumo durante il conflitto con la Russia.
Se confermato, l’accordo con l’Arabia Saudita rappresenterebbe non solo una nuova opportunità economica per l’industria della difesa ucraina, ma anche un tassello della strategia diplomatica di Kyiv per rafforzare la propria posizione militare e politica nel contesto della guerra con la Russia. Ciò soprattutto alla luce della recente telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin, nella quale il conflitto in Ucraina e la crisi iraniana sembrano essere stati intrecciati.

